Saturday, October 06, 2007

LA MAFIA MONTENEGRINA


Nella confusione mi rendo conto ben presto che la moglie del mio amico si è infilata nella nostra macchina. Pare piuttosto seccata. Si mette a posto i capelli con ritmo nevrotico. E' calcata vicino a Igor Marini ma in qualche modo gli da le spalle, piuttosto inorridita.

"hai visto quello là?"

"ah sì abbiamo visto, ma adesso viene anche lui."

"Ah sì, evidentemente non aveva nulla di più importante da fare."

"Pensache mio marito ha conosciuto Ennio Noris dal dottore..."

"Non si chiama Ennio Doris?"

"Ah sì, io lo posso soffrire poco, anche se mi ha regalato tre o quattro orologi. Ma che fissazione! Voglio dire, cambia un po', regalami un naellino, un collier..."

"Si sono conosciuti da un chirurgo che era appena stato in america a vedere un intervento pressochè unico di scambio di donatori."

"Cosa?"

"Sì un donatore dà un organo ad un altro e viceversa. Ma è un caso assolutamente rarissimo. Bisogna che i due siano compatibili, che siano ammalati agli organi controrelativi e che l'asportazione dell'organo parziale o totale non provochi la morte o qualcosa di brutto in uno dei donatori."

"Veramente interessante." Dice Igor sempre più stritolato quasi con la faccia spiatellata contro il finestrino.

"Nelle prime fasi sembrava una cosa fattibile. Mio marito ed Ennio avevano entrambi mal di pancia e soffrivano molto."

"ma è Ennio Noris o Ennio Doris?" Chiede mia moglie.

"Oh, tu" si esacerba la moglie del mio amico "vuoi stare una volta concentrata su quello che si dice? E smettila di guardare gli alberi e le mucche fuori del finestrino. Se ti interessa ascoltami. La flatulenza e la diarrea li perseguitavano. Dolori notturni, borborigmi, spasmi incredibili. feci che sembravano emissioni di petrolio venezuelano...Dunque, in una prima fase, ci fu grande entusiasmo. L'idea di scambiarsi un pezzo di intestino mandò i due malati in visibilio. Scoprirono poi che avevano conoscenze in comune e chi era la conoscenza in comune? Lo suocero del tuo amico, cioè mio padre. unica differenza, non molto chiara all'inizio era che mio padre le banche le rapinava. Era della mala armena."

"Ah tu quindi sei di origine armena?" Chiede mia moglie.

"Macchè di origine armena! Ma vedi che non segui? Mio padre era nella mafia armena, ma non era armeno, era un avvocato di Castiglion dei Pepoli che era stato licenziato dallo studio di mio nonno perchè se la faceva con mia madre e dal quel connubio sono nata io."

"bisogna dire anche che la storia la stai complicando un bel po'" Ammetto io "Ennio, tuo, marito, tuo padre, tuo nonno, la mafia armena."

"bè mio padre era un riciclatore e frequentava certi ambienti, ma Ennio non era implicato."

"oh ci credo."

"Poi un un'altra volta vi racconto di quando mi rapirono quelli della mafia montenegrina per fare un dispetto a mio padre."

"Ah pure..."

"Ero una ragazzina piuttosto intrattabile, e siccome non avevano il mandato di uccidermi nè quello di farmi del male per loro non fu facile sopportarmi. Ben presto diventai viziata. Mi facevo portare la pizza tutte le sere, divenni amiva di tutte le ragazzine figlie dei boss e le instradai per le strade della perdizione. Tolsi loro dalla mente che dovevano fare dei matrimoni combinati, feci loro scegliere il marito ideale: buono, bellino, non troppo virile, non troppo intelligente. A dir la verità gli ultimi due giorni, quando sembrava che mio padre non volesse cedere, si trattava di una certa egemonia economica in un paio di vallate svizzere, cominciarono a frustarmi, ma quando mi sbavagliavano ero talmente incazzata, incazzata fredda dico, che gliene dicevo tante anche nella loro lingua da ingarbugliargli le sinapsi e spesso erano costretti a prostrarsi, sfiniti dall'esercizio della fustigazione ma anche dai miei insulti. Insomma poi mi liberarono e anche a mio padre ne dissi quattro. Poi ha tentato di riallacciare i rapporti attraverso Ennio e mio marito, ma un padre che ti fa rapire e non cede subito alle richieste è un padre bruciato."

"E la storia dei trapianti?"

"Oh ben presto si è saputo che il chirurgo era leggermente fanatico, ma poi è rimasta una certa amicizia. Anche perchè si era creata una certa solidarietà terapeutica e quindi si telefonavano e si sentivano questi discorsi sull'andamento delle budella, sui cataplasmi, sui clisteri medicati e poi entrambi sono guariti e hanno proseguito sfidandosi di tanto in tanto a squash o a ramino."

"quindi" dico io "rispetto a questo prigioniero che ora andiamo a visitare ti senti abbastanza esperta."

"Certo, io so come trattare un soggetto. Ma so anche capire se è una vittima o un traditore. Non preoccupatevi. Non ci saranno ingiustizie."

Mia moglie borbotta:

"poi sono io ad essere distratta... si sa già che costui è un reo confesso. Rubava droga e se la faceva sul posto, solo così godeva. ha già confessato."

"Vedremo," dice l'altra "c'è sempre qualcosa che gli uomini hanno bisogno di dire e sempre qualcosa che devono per forza nascondere. Spesso resistono anche alla tortura, ma non ho mai visto nessuno che resiste ad una bella donna appena tornata dal parrucchiere."

0 Comments:

Post a Comment

<< Home